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Donazioni per Baldev Singh: un aggiornamento

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Perugia, 7 maggio 2018

Con qualche settimana di ritardo (mi scuso, ma non sono stato in grado di aggiornare il sito) vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con piccole e grandi donazioni ad aiutare il "veterinario di strada" di Nuova Delhi Baldev Singh (LEGGI L'ARTICOLO PUBBLICATO). Il 31 marzo abbiamo trasferito la prima tranche di aiuti a Baldev, per un totale di 190€. Il mio amico Parth ha consegnato direttamente nelle mani di Baldev le cifre raccolte fino a quel momento e, grazie al suo aiuto tecnico, siamo stati in grado di guadagnare circa 15€ nel trasferimento invece che perderli utilizzando il trasferimento tramite BitCoin. Di seguito, la lista delle persone che hanno donato fino ad oggi. Nelle prossime settimane, trasferiremo altri 207 euro. Nel frattempo, chi voglia fare una donazione può farlo tramite il pulsante Paypal qui sotto (si può pagare anche con carta di credito).

UN GRANDISSIMO GRAZIE A TUTTI COLORO CHE SI SONO RESI DISPONIBILI AD AIUTARE BALDEV!!!

 

Di seguito, VI RIPORTO un saluto in video da Baldev, la sua email di ringraziamento e la lista delle donazioni ricevute finora

 

 

 

 

 

UN MESSAGGIO DA BALDEV SINGH

Hello my dearest and respected friend Angelo I really proud of your loving sympathy thatyou are such a Angel men and I thankful to

you that your act Is out standing to collect thedonation from different --different peopleI really very much thank to Italian( ITALY) people with loving heart with loving sympathy to send the donation for sickness dogs passing from suffering and painful life and from other Side the sickness dogs also thanks the all ITALY people coming back to better health.

Any way  dear friend Angelo I received Money In rupees 16,200 (sixteen thousand two hundred ) from your friend Parth.

Dear Angelo,  it was my great lovely meetingwith parth and he very happy to see  videoof sickness dogs , suffering with painful life in street area and other Side parth came backIn the serious face to look the photos and Video of the serious dogs suffering from legs

Paralysis and the parth love to spoke me thatI am doing  such a wonderful  job to helping the sickness Animals , End of my meeting a lovely act of the  Parth with smiling face the parth stand up big hugs with meAny way in future my  request to  dear Angelo and also my request to ITALY people  try your best with loving heart with loving sympathyto coperate with me to help for the  sickness

dogs to living in the street area.

I am sending my best wishes dearest Angelo to you all well your all family membersand also my best wishes your Italians friends

also I am sending  my lot of best wishes to all Italians people with best of health to live  with happy life and with my blessing loving kisses to all Italian children.

Friendly love with big hugs to you Angelo

From Baldev

 

 DONAZIONI RICEVUTE PER BALDEV SINGH

DATE FROM € AMOUNT FONTE € net*
23/03/18 MARCO S. 100 PAYPAL 96,25
23/03/18 ANGELO F. 20 BREVI MANU 20
         
         
24/03/18 MAURO B. 5 PAY PAL 4,48
26/03/18 FEDERICA B. 50 PAY PAL 47,95
26/03/18 Nicolo' S. 20 PAY PAL 18,97
         
  TOTAL AVAILABLE     191,4
31/03/18 TOTAL TRANSFERRED     190
         
  RIPORTO NON TRASFERITO   1,4
27/03/18 NUNZIA M. 20 PAYPAL 18,97
27/03/18 Chiara G. 20 PAYPAL 18,97
28/03/18 Valentina L. 50 paypal 47,95
29/03/18 M.Antonietta M. 70 paypal 67,27
31/03/18 Stefania C. 5 paypal 4,48
31/03/18 Aldo A. 15 brevi manu 15
03/04/18 Ayesha R. 10 brevi manu 10
03/04/18 Angelo F.i 10 brevi manu 10
07/04/18 FEDERICA B., Federica B., Marco S. 13 brevi manu 13
TOTAL TO TRANSFER TO BALDEV     207,04

Riusciranno i nostri eroi?

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Come coach di comunicazione in lingua, ho la possibilità di toccare con mano delle dinamiche che riguardano tutti coloro che cercano strade per aprirsi all’estero e costruire nuovi modelli di business in Umbria. Una in particolare è la difficoltà di trasformare i sogni in obiettivi. Se infatti è chiaro a tutti che gli attuali modelli di business (italiani ed) umbri stanno mostrando la corda in maniera pesante, dall’altra è a dir poco complicato passare dalle dichiarazioni di principio (i sogni) all’indicazione di azioni concrete da fare per raggiungere uno o più risultati tangibili (gli obiettivi). Saper gestire questo passaggio è l’aspetto chiave per poter realmente mettere in atto un cambiamento, che si tratti dell’economia di una regione come la nostra, di quella di un’azienda, o dei comportamenti lavorativi di una singola persona. Provo a chiarire con un esempio tratto dalla mia esperienza di coach d’inglese con un giovane imprenditore umbro.

Era ormai passato un anno dall’inizio del percorso di coaching, e Michele era giunto ad un punto molto delicato del processo di costruzione degli obiettivi. Già dopo i primi mesi, eravamo infatti riusciti a trasformare il “sogno iniziale” in un obiettivo specifico, concreto, ed ambizioso: lavorare sullo sviluppo di quelle competenze che gli avrebbero consentito di essere un imprenditore aperto all’estero, un manager capace di costruire relazioni con partners non italiani ed un leader in grado di condurre l’impresa verso nuove direzioni. Insieme, avevamo concluso che il livello di ambizione dell’obiettivo avrebbe richiesto un impegno ben più elevato di quello stabilito inizialmente (vederci due volte la settimana, in sessioni di due ore ciascuna) e soprattutto che sarebbe servita molta costanza e perseveranza: poiché stavamo puntando all’acquisizione di competenze, e non “regolette”, erano necessari tempi più lunghi; soprattutto, una certa ripetitività ci avrebbe consentito di “fissare nel profondo” quelle esperienze necessarie a Michele per raggiungere un certo livello di efficacia nella comunicazione con interlocutori esteri. In modo a volte sorprendente le simulazioni che avevamo costruito, molto vicine al suo vissuto quotidiano, cominciavano a dare i primi frutti: un giorno, felice, mi raccontò di essere riuscito a condurre una riunione con il Chief Executive Officer di una multinazionale, una performance non da poco per un giovane imprenditore di meno di trent’anni.

Era passato, appunto, un anno, e come coach, non potei che rimanere perplesso quando, settimana dopo settimana, mese dopo mese, Michele cominciò ad annullare i nostri incontri. Riflettendoci sopra, esclusi la possibilità che quelle cancellazioni fossero un modo “timido” per comunicarmi che il cliente non aveva più intenzione di continuare: sarebbe stato il colmo! Più di un anno di lavoro per imparare a comunicare…e non riesci a dirmi che hai deciso di interrompere l’esperienza?! Impossibile, conclusi. Il motivo addotto, “i mille impegni che si accumulano” non poteva che essere veritiero, anche se mi lasciava perplesso: se siamo d’accordo sul fatto che sono proprio gli “impegni lavorativi” il “materiale” sul quale lavoriamo, che senso ha attendere che questi ti “lascino un po’ libero per dedicarmi al coaching?” Se siamo d’accordo sul fatto che, idealmente, vorresti avere al tuo fianco il coach lungo tutto l’arco della tua giornata lavorativa, che senso ha dire “ho altro da fare”?

Mi resi allora conto che questo fenomeno era il segno del prossimo ostacolo che Michele avrebbe dovuto affrontare: trasformare i suoi obiettivi in una visione. Anche se eravamo riusciti a trasformare il sogno di Michele in un obiettivo concreto e tangibile, questo rimaneva comunque uno tra i tanti: obiettivi potenzialmente in conflitto tra loro, e oggettivamente, in competizione per la risorsa più limitata, il tempo e l’attenzione di Michele. Come il classico cameriere che fa equilibrismo tra i tavoli con sette o otto piatti da portata, Michele stava cercando di dare tempo ed attenzione a tutto ciò che gli si presentava davanti. Se fosse riuscito a trasformare il nostro obiettivo condiviso in una visione, riflettei, tutto questo sarebbe stato superato: la visione è onnicomprensiva, panoramica, non confligge ma integra tra loro i diversi obiettivi in un quadro coerente. Non c’è, e non può esserci un aut aut, perché c’è una comprensione profonda che il lavoro tocca le abitudini comportamentali che mettiamo in scena sul teatro del nostro vissuto quotidiano, e quindi gli “impegni” non sono qualcosa che entra in conflitto con il coaching, ma sono la materia stessa sulla quale il coaching opera ed una opportunità per fare delle esperienze orientate ad apprendere qualcosa di utile.

Riportando l’esempio al livello dell’economia di un’intera regione, credo che per poter permettere una reale e tangibile apertura all’estero della nostra Umbria sia necessario innanzitutto “fare spazio” alle iniziative che perseguono obiettivi di apertura all’estero, e che propongono un cambiamento dei modelli di business. Finché le “risorse importanti” come il denaro (pubblico, ma anche e soprattutto quello privato), il tempo e l’attenzione dei media, dei cittadini, delle fondazioni bancarie, delle aziende, delle associazioni, finché queste risorse scarse sono monopolizzare dagli obiettivo di “ordinaria amministrazione”, tutta la buona volontà del mondo non riuscirà a farci uscire dalla situazione di crisi attuale e ci lascerà esattamente come prima: cullati dai dolci sogni di apertura all’estero. Ottenere il cambiamento senza intervenire sui nostri processi quotidiani, le nostre abitudini consolidate, a tutti i livelli è semplicemente impossibile. Con Michele, e con l’economia della nostra regione, la mia riflessione non può che concludersi così, con la classica frase da fumetto: riusciranno i nostri eroi…?

 

AngeloFanelli*

 

 

 

*Ex docente Bocconi ed ex professore di Management e Risorse Umane in diverse business school statunitensi ed europee, AngeloFanelli è nato a Perugia, dove vive e scrive libri (tra cui molto successo ha avuto il pamphlet ironico contro la globalizzazione intitolato “Fate Poco. Ovvero come un anziano settantaduenne mi convinse a mollare la gestione delle Risorse Umane per cercare una gestione umana delle risorse” (ed. liberopensatore.it, 2011), favole per bambini, spettacoli teatrali, e prodotti multimediali. Il suo ultimo libro uscito nel settembre 2017 si intitola “A Casa dello Yogi. Esperienze di yoga nell’ashram italiano” (ed. liberopensatore.it). Professionalmente, Angelo (www.communicationskill.it) lavora da anni come coach di comunicazione in inglese e francese e consulente aziendale.

Un piccolo gesto giusto...

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Sai quando incontri una persona sconosciuta e in pochi minuti arrivi a “sentire” di cosa quella persona è fatta? Si, lo sai perché ti è già successo, come è successo a me il mese scorso, sulle strade di Nuova Delhi, dove mi ero recato per un viaggio di cinque settimane.

Certo, voglio raccontarti l’incontro con l’anziano Bhutanese Baldev Singh perché è stato uno di quegli incontri “speciali” che succedono raramente, e quindi degno di nota. Ma soprattutto voglio raccontarti di questo incontro perché voglio convincerti a seguirmi in un gesto: aprire il tuo portafoglio e dare una mano ad una persona speciale.

 

Ecco la storia: il giorno prima della mia partenza per Roma mi trovavo a passeggiare per le stradine di Pahar Ganj, il centro storico di Nuova Delhi, l’immensa megalopoli indiana con il suo caos di biciclette, auto, fiumi di gente, vacche, risciò, tuk-tuk, e la sua immensa fauna di cani randagi – la reincarnazione peggiore che possa esistere, secondo la cultura Indù (facile immaginare il trattamento riservato a queste povere creature): più intoccabili degli intoccabili.

Mi si avvicina un gentile signore anziano, chiaramente non indiano, e cominciamo a chiacchierare. Dei randagi indiani. Scopro così che il mio interlocutore si chiama Baldev Singh, ha più di 70 anni, e viene dal piccolo paese himalayano del Bhutan, dove ha esercitato per anni la professione di professore di veterinaria e di veterinario “naturale”, impiegando rimedi tradizionali, basati principalmente sulle erbe. Una volta giunto al limite d’età massimo previsto per il suo lavoro di insegnante, non esistendo una previdenza sociale in Bhutan, Baldev si imbarca in un’impresa impegnativa: spostare la sua residenza in India, dove spera di poter mettere a frutto le sue competenze di insegnante di veterinaria con degli studenti a pagamento. Lì, a Nuova Delhi, vive da 14 anni, occupando il suo tempo con quei pochi studenti privati che riesce a trovare… e dedicando il resto a curare quei tanti cani randagi affetti dalle più incredibili patologie: ematomi purulenti, tumori di ogni tipo, ferite sanguinanti, ecc. Una galleria degli orrori, che, orgoglioso, Baldev mi mostra mentre mi spiega nel dettaglio come lavora. Foto dopo foto, video dopo video, sotto i miei occhi scorrono decine di povere creature che grazie all’applicazione di rimedi semplici e naturali ritrovano una parvenza di dignità, sopratutto grazie al più semplice dei rimedi, che Baldev distribuisce a piene mani: l'amore per gli animali, la compassione per creature che soffrono sul più basso gradino dell'esistenza.

Permettere a Baldev di continuare in questa opera di cui nessun indiano probabilmente si farebbe carico, ne sono convinto, è una “cosa buona e giusta”. Perciò decido di contribuire.

E, adesso, chiedo a te (amico, cliente di coaching, collega, o anche semplice lettore del blog) di fare lo stesso: aprire il portafoglio e cliccare sul link paypal qui sotto.

Anche una piccola cifra può aiutare. Sarà mia cura inviare tutte le cifre ricevute a Baldev, a Nuova Delhi, ed informare tutti i donatori su questa pagina delle cifre inviate.

Aiutami ad aiutare Baldev, aiutiamolo a continuare nella sua opera di ridurre la sofferenza dei randagi di Nuova Delhi.

Grazie fin d’ora!

 

Angelo

 

(PS qui sotto, lo scambio di email con l’indirizzo di Baldev per chiunque volesse contattarlo direttamente ed alcuni video del suo lavoro).

 

 

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Il 2018-03-09 15:54 balow singh This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ha scritto:

 

Hello my dearest friend Angelo, I am am SORRY as you told me in your note that you have been suffering from fever couple of days and now you are feeling beter with comfortable body and you have joined your duty to start your coaching work It is your great job with full of respect in the society.

Any way Dear Angelo thank you very much your loving sympathy also I thank the team of your teacher friends , they would like to sharing some funds for my marvellous work with sickness Animals.

Dear Angelo as I told you,since 14 years passed that I am working with sickness Animal but now I am retired person that i am teaching private lesson some students but not well paid job, I am living in the simple life I have not other source of income, but very small part of my income is going to help the serious sickness Animals. Dear Angelo I have seen some people , they have big money, not sharing the love with sickness dogs lying down in the street area to waiting for healing also waiting for food , result of serious dogs, they died in the street with sickness problem. I have helped many serious dogs with problem of cancer, problem hematoma, problem of tumors cancer and help paralysis dogs. It is my great wish that I want to help more dogs but I have no other source income.

Any way Dear Angelo I AM SENDING YOU SOME PHOTO OF ANIMALS TO LOOK MY MARVELLOUS WORK WITH ANIMALS I AM SENDING YOU MY BEST WISHES TO

YOU WITH FRIENDLY LOVE FOR YOUR BEST OF HEALTH AS WELL MY BEST WISHES YOUR ALL FAMILY MEMBERS ALSO BIG WISHES YOUR ALL TEACHERS FRIEND

LOVE AND LIGHT WITH BIG HUGS FROM  BALDEV

 

Il 2018-03-09 17:11 balow singh This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ha scritto:

 

Dear friend Angelo ,I am telling you let you that I am send you two my vedeo photos that I am working with two dogs one dog skin allergies to applying  medicine on the body of the dog and second one a small puppy dog a paralysis in his back legs to helping the small dog for recovery of paralysis with natural medicine. There two other photos one dog face energy and second one dog  tumour on his body. Please cheak out two other photos attachments with your photo as you send me about your work of communications coaching.

All the best

Friendly love from Baldev

 

Il 2018-03-18 13:09 balow singh This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ha scritto:

My dearest friend Angelo, it is my  wish for you that you will fine with best of health as well your all family members will also fine with best of health and every thing will be going well in your life and you having wonderful time in your teaching job I have seen your your beautiful photo to looking power of light in your respected face. Dear Angelo I will feel very happy if you send me your family photo I really very SORRY to asking you that I am waiting your lovely note. Dear I really very much respect your sicerely friendship but I do not want to bring any misunderstanding in your  sincerely friendship, I really very much regards of your loving sympathy

 

All the best

Friendly love with big hugs

From Baldev 

 

L'ubriaco e il lampione...

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Una delle domande più frequenti che mi viene fatta dai miei clienti: quali sono le differenze tra coaching di lingue e un normale corso di inglese? Sapendo che l’unico modo per comprendere queste differenze sta nel vivere in prima persona l’esperienza del coaching e poi giudicare da per se stessi, normalmente mi limito alla risposta standard: il coaching è basato su un 100% di conversazione in inglese, dove l’italiano è esplicitamente “vietato”. Nella maggioranza dei casi, le persone si accontentano di questa risposta. A volte, invece, trovi un cliente che non si accontenta della prima risposta (sono quelli che ti danno più soddisfazione) e ti trovi costretto a spiegare più in profondità, arrivando sì ad essere più preciso ed esaustivo, ma anche avvicinandoti pericolosamente al rischio di spiacevoli malintesi. Provo a spiegare con un esempio.

Michele, poco meno di 30 anni, è figlio di un piccolo imprenditore locale, e mi chiama per “migliorare il mio inglese”. Come nella media dei clienti che mi contattano, Michele ha un buon inglese di base e, come di consueto, quando indago più a fondo per identificare un obiettivo quantificabile, tangibile, mi chiarisce che ciò che desidera è in realtà portare il suo inglese ad un livello che gli consenta di condurre negoziazioni con i partner internazionali della piccola impresa familiare, fondata dai suoi genitori che tra qualche anno gli sarà completamente affidata. Michele ha già avuto diverse esperienze di corsi d’inglese, trovandosi sempre insoddisfatto dell’esperienza, senza però essere in grado di chiarire (soprattutto a se stesso) le ragioni concrete di questa insoddisfazione.

Una prima sessione di prova lo convince a dare fiducia al mio metodo di coaching e così intraprendiamo insieme un percorso di apprendimento “a comunicare in lingua inglese con l’obiettivo di raggiungere entro dicembre 2017 un livello tale da permettergli di negoziare con i partner internazionali”. Cominciamo quindi ad approfondire il vocabolario specifico del business english e della negoziazione, finché dopo qualche mese entrambi ci rendiamo conto che stiamo concentrandoci in gran parte su un aspetto molto circoscritto del tema della negoziazione: la capacità di gestire efficacemente relazioni interpersonali, specie in un contesto di tipo dialettico. In queste situazioni ciò che conta è saper far valere le proprie ragioni unendo sapientemente l’aspetto del confronto razionale tra opinioni contrastanti a quello, tutto “soft”, della capacità di saper “leggere” le persone e i loro stati emotivi. Una volta emersa questa esigenza (grazie al fatto di confrontarsi con un coach che ha studiato per molti anni le tematiche della psicologia e della sociologia del lavoro, dell’organizzazione e della strategia aziendale, oltre ovviamente il tema della comunicazione e della leadership), il passo successivo è stato quello di porre di nuovo la domanda: qual è la ragione per la quale stai affrontando un percorso di coaching di comunicazione in inglese? Sei ancora convinto che la ragione di questa scelta sia il voler essere in grado di gestire delle negoziazioni internazionali, oppure si tratta di qualcosa di diverso?

La ragione dell'insoddisfazione nei confronti del corso d'inglese emerge così in tutta la sua evidenza se consideriamo la seguente storia. Tornando a casa di notte, un uomo incontra un ubriaco a quattro zampe sotto un lampione. "Che succede", gli chiede. L'altro risponde: "ho perso le chiavi di casa, e le sto cercando". Così, l'uomo si mette anche lui a quattro zampe e comincia a cercare, senza successo. Dopo un pò di tempo chiede all'ubriaco: "scusa, ma sei sicuro che le chiavi le hai perse qui?". E l'altro: "assolutamente no! Le chiavi le ho perse laggiù, a trecento metri da qui". "Ma scusa, allora perché le stai cercando qui?", domandò l'uomo sempre più perplesso. E l'ubriaco: "perché lì c'è buio, invece qui c'è il lampione!".

Dal mio punto di vista, questa è una prima risposta più approfondita alla domanda sulla differenza tra corso d’inglese e coaching: se anche puoi avere in entrambi i casi una conversazione al 100% in inglese, ciò che cambia radicalmente con il coaching è il contenuto della conversazione. Col corso d'inglese ti trovi a disquisire su "the cat is on the table", col coaching affronti qualcosa di diverso e più importante. Nel caso di Michele, il perno della conversazione era (e rimane a tutt’oggi, due anni dopo quella prima sessione) la definizione e ri-definizione dei suoi obiettivi professionali. Posto la seconda volta di fronte alla stessa domanda, Michele giunse ad ammettere, prima di tutto con se stesso, che il suo “vero” obiettivo, quello dal quale si sentiva motivato ad impegnarsi nel percorso di coaching, era la volontà di diventare un “imprenditore a tutto tondo”, una seconda generazione imprenditoriale capace di prendere in mano l’azienda fondata dai genitori e gestirla in modo indipendente con altrettanto successo – e quindi non solo un imprenditore, ma anche un manager, capace di affrontare le decisioni difficili per il futuro dell’azienda attraverso una logica impeccabile, e un leader, in grado di “mostrare la via” a tutte le persone coinvolte nel progetto collettivo “impresa”, motivandole e facendole sentire parte di un vero “team”, una squadra affiatata. Giunti a questo punto, Michele fu abbastanza scosso dallo sviluppo di questa consapevolezza ed affermò: “sembra quasi che stiamo facendo psicanalisi”. In un certo senso era vero: avevamo “scavato” nelle sue motivazioni profonde, scoprendo delle ragioni molto forti che lo spingevano a volersi migliorare; dall’altro lato, però, esiste un abisso tra coaching e psicanalisi.

Contrariamente alla psicanalisi che può spesso risolversi in processo solipsistico nel quale si finisce per decenni a rimestare nell’inconscio senza alcun obiettivo tangibile, nel caso del coaching l’indagine ha uno scopo ben preciso e definito: individuare, in un tempo definito, punti di forza e di debolezza nelle “abitudini di pensiero” del cliente per poterli se necessario “aggiornare” rendendo il cliente più capace di affrontare efficacemente le proprie sfide professionali ed umane. Non una relazione tra “psicanalista e paziente” che indaga nel pozzo oscuro delle nevrosi, quanto piuttosto una “partnership” per diventare consapevoli di alcuni “schemi mentali” predefiniti e, nel caso in cui se ne verifichi l’”obsolescenza”, “aggiornare il software”. Nel caso di Michele, apprendere l’inglese ma anche e soprattutto, diventare un imprenditore di cui la propria famiglia possa andare orgogliosa. Qualcosa che, a ben vedere, un corso di inglese difficilmente può dare.

(Raggiunto l’obiettivo “sapere l’inglese entro dicembre 2017”, Michele ed io stiamo ora lavorando sui suoi veri, più profondi, interessi).

 

 

AngeloFanelli

 

*Ex docente Bocconi ed ex professore di Management e Risorse Umane in diverse business school statunitensi ed europee, AngeloFanelli è nato a Perugia, dove vive e scrive libri (tra cui molto successo ha avuto il pamphlet ironico contro la globalizzazione intitolato “Fate Poco. Ovvero come un anziano settantaduenne mi convinse a mollare la gestione delle Risorse Umane per cercare una gestione umana delle risorse” (ed. liberopensatore.it, 2011), favole per bambini, spettacoli teatrali, e prodotti multimediali. Il suo ultimo libro uscito nel settembre 2017 si intitola “A Casa dello Yogi. Esperienze di yoga nell’ashram italiano” (ed. liberopensatore.it). Professionalmente, Angelo lavora da anni come coach di comunicazione in inglese e francese e consulente aziendale.

 

Coaching: partire col piede giusto...

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Uno degli aspetti interessanti del lavoro di coach di lingue è la possibilità di scoprire interessanti “strategie di attacco alla lingua” sviluppate dai clienti che si incontrano di volta in volta.

Giovanna è la proprietaria di un agriturismo di lusso nei dintorni di Perugia. Mamma di quattro figli ormai grandi, ha deciso di migliorare il suo inglese e mi ha contattato per mettere in piedi un “piano d’attacco” che gli consenta non tanto di interagire con i clienti esteri che frequentano la sua struttura (cosa che sa già fare col suo buon livello di inglese) quanto piuttosto di riuscire ad “intessere delle conversazioni più in profondità con quelle persone molto interessanti che di tanto in tanto vengono a risiedere presso l’agriturismo”.

Dopo pochi minuti di conversazione mi sono reso conto che se il caso di Giovanna è tipico dal punto di vista del suo livello pre-esistente d’inglese, non lo è se guardo al tipo di obiettivo che Giovanna ha stabilito (riuscire a portare avanti delle “conversazioni in profondità con persone interessanti”) né dal punto di vista delle frecce che Giovanna porta nella sua faretra.

Rispetto alla maggioranza dei miei clienti, infatti, Giovanna ha un vantaggio notevole, raro: non prova vergogna nell’ascoltarsi parlare in una lingua diversa dalla sua. Tipicamente associate al sentire la propria bocca pronunciare dei suoni diversi da quelli della propria lingua madre, vergogna e timidezza costituiscono infatti gli ostacoli principali per chiunque voglia migliorare il proprio inglese o francese – e, come coach di lingue, ho sviluppato un metodo per eliminare questo problema fin dai primi incontri, per mettere il cliente nella condizione di non vergognarsi, di “giocare a pronunciare suoni strani e a posizionare i muscoli della faccia un modo inconsueto” e, alla fine, a sentirsi a proprio agio.

Con Giovanna questo ostacolo è assente, così potremo iniziare il lavoro da un punto molto più avanzato della media dei miei clienti. Incuriosito, cerco di capire per quale ragione Giovanna non prova vergogna, e scopro che, da buona “ostessa” ha afferrato molto bene un fenomeno diffuso globalmente: il fatto che gran parte di noi trova piacevole, se non divertente, sentire una persona non-nativa parlare la nostra lingua. Quando ci troviamo di fronte qualcuno che non parla la nostra lingua, ma che tuttavia si sforza di utilizzarla, la reazione “istintiva” è quella di provare simpatia, o comunque un affetto positivo nei confronti dell’interlocutore. E Giovanna questo lo ha capito molto bene: il suo inglese “imperfetto”, fatto degli inevitabili piccoli errori ed accenti “italianizzati”, non solo non è un problema per i suoi clienti, ma spesso risulta loro addirittura piacevole – e Giovanna a sua volta trae piacere dal fatto di poter utilizzare questo “difetto” per stabilire una relazione amichevole, di familiarità, coi propri clienti, e magari scherzarci sopra in maniera auto-ironica. Nessuna vergogna, quindi, ma un bel punto di partenza affinare il proprio inglese così da entrare in un territorio nuovo, più stimolante: quello di relazioni più significative, più approfondite con i suoi clienti esteri, tra i quali trova frequentemente “persone di spessore” con le quali condurre conversazioni che vadano al di là delle semplici formalità di rito – magari che le consentano non solo di fare dell’auto-ironia, ma anche di arrivare a quel punto considerato da tutti come il segno di un livello elevato di “fluency” nell’inglese, la capacità di comprendere l’ironia altrui e l’umorismo. Molto spesso, infatti, una “conversazione in profondità” con una persona che non parla la nostra lingua può avvenire se entrambe le parti sono in grado di trasmettere ed interpretare in maniera corretta i giochi di parole, le battute, ed in generale l’umorismo. Questa “prova del nove” della competenza linguistica richiede infatti la capacità di catturare “lo spirito” dell’umorismo di una lingua e renderlo in maniera corretta in un’altra, di afferrare le sottigliezze linguistiche di una lingua e i significati impliciti, nascosti, nel discorso altrui.

Da domani, per Giovanna e il sottoscritto, inizia una nuova sfida.

 

 

AngeloFanelli

 *Ex docente Bocconi ed ex professore di Management e Risorse Umane in diverse business school statunitensi ed europee, AngeloFanelli è nato a Perugia, dove vive e scrive libri (tra cui molto successo ha avuto il pamphlet ironico contro la globalizzazione intitolato Fate Poco. Ovvero come un anziano settantaduenne mi convinse a mollare la gestione delle Risorse Umane per cercare una gestione umana delle risorse (ed. liberopensatore.it, 2011), favole per bambini, spettacoli teatrali, e prodotti multimediali. Il suo ultimo libro uscito nel settembre 2017 si intitola “A Casa dello Yogi. Esperienze di yoga nell’ashram italiano” (ed. liberopensatore.it). Professionalmente, Angelo lavora da anni come coach di comunicazione in inglese e francese e consulente aziendale.

 

 

 

 

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